La Calma Necessaria a Boise (Idaho)

 

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giovedì, settembre 04, 2008
 

BLOG ESTIVO (epilogo)

 

IO ODIO IL DALAI LAMA






Più passa il tempo e più mi rendo conto di essere incompatibile con il modo di fare degli Italiani. Non capisco quali perverse logiche li spingano ad abbracciare certe idee e a manifestare in loro favore in maniera quantomeno bizzarra. L'Olimpiade di Pechino è appena finita e ha confermato al mondo intero quanto la Cina sia ormai una potenza mondiale, all'avanguardia tanto nello sport quanto nell'economia.  Di ciò, però, sembra non essersi accorto nessuno. Tutti pronti e attenti, invece, a fare i Soloni e a insegnare che la Cina non rispetta i diritti umani e maltratta i poveri monaci tibetani. È da almeno un anno che i media non fanno altro che bombardarci le orecchie con la storia del Tibet, del Dalai Lama e dei poveri monaci oppressi dallo spietato regime comunista cinese. Basta! Non ne posso più! Perché tutto questo? Per quale motivo devo sopportare questa tiritera e convincermi che i Cinesi sono “cattivi” e i Tibetani sono “buoni”? Durante le Olimpiadi si è svolta tra gli atleti italiani una gara a chi rilasciava la più sentita dichiarazione pro-Tibet e a chi faceva il gesto più simbolico in onore del Dalai Lama. Ora, mi chiedo: per quale motivo un Italiano deve avere così a cuore l'indipendenza di una regione situtata a migliaia di chilometri di distanza, di cui conosce poco e niente e con la quale non ha veramente nulla in comune? Sarà la moda del buddhismo portata da Roberto Baggio e Richard Gere? Saranno i film tanto suggestivi ambientati sulle remote montagne dell'Himalaya? Chissà... Abbiamo invaso l'Afghanistan perchè al potere c'erano i Talebani e vogliamo attaccare l'Iran perchè è governato dagli integralisti religiosi; non capisco, allora, perchè ci piace così tanto il Dalai Lama che non è altro che il capo del buddhismo tibetano e che non vuole altro che il riconoscimento internazionale di uno stato tibetano teocratico. In Iraq abbiamo portato la democrazia (...) e in Tibet che cosa vogliamo portare? A quanto sembra desideriamo la nascita di una nazione guidata da un pazzo che crede nella reincarnazione e che, come quel porco del Papa cattolico, viene eletto da un concilio di religiosi invasati. Boh, io questi Italiani non li capisco proprio. Ma che moda è questa di difendere a ogni costo le istanze dei buddhisti tibetani? Non parliamo poi delle attività veramente intelligenti ed efficaci attraverso le quali si sostiene questa battaglia. In confronto le tipiche fiaccolate in memoria o a favore di qualcuno sono zucchero... Il canottiere Antonio Rossi ha aderito all'idea di due sciagurati registi italiani e ha ben pensato di manifestare per il Tibet addirittura tagliandosi una ciocca di capelli che, assieme a migliaia di altre - assicurano gli ideatori - , verrà inviata in segno di protesta all'ambasciata cinese in Italia. La fiorettista azzurra Margherita Granbassi, invece, spedirà la propria maschera da gara direttamente al mitico Dalai Lama per fargli sentire tutto il suo sostegno. Josefa Idem, ancora, ha regalato il proprio body al capo tibetano (gli sarà utilissimo per sconfiggere le guardie rosse di Pechino...) e ha affermato in modo perentorio: “La prossima volta che il Dalai Lama verrà in Italia dovrà essere accolto con tutti gli onori del caso. Adesso tocca anche ai politici fare la loro parte”. Non so se ridere o piangere... Ma perchè questo Tibet deve avere l'indipendenza dalla Cina ed essere governato da un integralista religioso e antidemocratico? Anche molte persone nel Nord Italia vorrebbero l'indipendenza della Padania ma non mi sembra che a loro favore, durante le Olimpiadi, abbiano manifestato gli atleti delle altre nazioni. Il prode ministro La Russa ha elogiato questi bravi atleti italiani che, contrariamente all'asettico CIO, hanno dato un segnale forte contro i cattivi cinesi; l'onorevole (...) Gasparri, invece, ha detto addirittura che sostenere il Tibet è “un gesto di civiltà”. Io li farei vivere tutti e due sotto l'egida del Dalai Lama e costringerli a osservare tutte le stronzate propugnate dalla sua religione. Paura della Cina e della sua potenza, eh? È ora che gli altri stati accettino il fatto che la Repubblica Popolare Cinese, guidata dal Partito Comunista, diventerà la più grande potenza mondiale e, invece, di tentare di boicottarla in qualsiasi occasione, cerchino di capire in che modo sia cresciuta così repentinamente. Comunque, considerando che qualcuno aveva proposto di boicottare le Olimpiadi perchè la Cina aveva represso le manifestazioni degli indipendentisti tibetani e aveva autoritariamente esercitato il proprio potere di stato di diritto, sembra essere andata pure troppo bene. Sono proprio contento che gli Americani questa volta non abbiano primeggiato nel medagliere e, anche se non sono stati spodestati per mano della mia amata Unione Sovietica, posso, tutto sommato, accontentarmi.








Il Generale Markan

postato danordovest77 | settembre 04, 2008 17:56 | commenti (10)


sabato, agosto 30, 2008
 

BLOG ESTIVO (giulia)

Ce l'ho, ce l'ho: lo stupratore random è il pitbull di questa tarda estate 2008. Siamo già al terzo caso in cronaca nel giro di pochissimi giorni. Ma essendo l'aggressore in due casi su tre un maschio bianco italiano, i buoni elettori del Pdl e i politici a cui fanno capo non si sono ancora espressi con parole irose contro... il maschio bianco italiano? Sì, mi rendo conto che è piuttosto difficile, essendo essi stessi maschi bianchi italiani. Mi aspettavo qualcosa di eclatante dalla Lega: fuoco e fiamme contro i terroni (in tre casi su tre, lo stupro è avvenuto fuori dalle terre padane; in due casi su tre, gli stupratori erano autoctoni meridionali) o gli immigrati (in un caso su tre, gli stupratori non erano locali), invece niente, tace Calderoli e tace Borghezio, e nulla anche dalle sparute signore in verde. Meglio così, sicuro, ma poi penso alle dichiarazioni del Sindaco di Tutti, che prima se ne viene fuori che la sicurezza funziona perché i pastori rumeni li hanno presi subito, e sicuramente Veltroni ci avrebbe messo di più (in base a cosa, non si sa), e poi, quando gli si fa notare che sicurezza non è beccare quelli che stuprano, ma evitare che stuprino, dà la colpa ai due poveracci di turisti, colpevoli di imprudenza. La tattica viene subito ripresa dall'amministrazione locale di Torre Annunziata: ma che colpa abbiamo noi? E funziona: tutti zitti. Qualcuno si starà sicuramente domandando se la turista olandese, dentro quella tenda, indossasse la minigonna.

Ho detto che lo stupratore random è il pitbull di quest'anno? Mi sa che ho sbagliato: al terzo caso, la notizia scivola subito in basso sull'homepage di Repubblica.it. Una turista stuprata non fa più notizia, neanche nell'Italia dei soldati per le strade che ci costano 31,2 milioni di euro, TRENTUNO VIRGOLA DUE, calcolate voi quante case di riposo per anziani - scuole - asili - centri ricreativi ci si potevano costruire, con quei soldi. Quanti corsi di italiano per stranieri si potevano mettere in piedi. Ma qualcosa bisognava fargli fare, a 'sti poveri soldatini che hanno firmato la "ferma" o si sono arruolati dopo, senza che ci sia uno straccio di missione di pace abbastanza economica in cui mandarli.

La sicurezza, già.

Quella cosa che basta starsene a casa propria e nessuno si fa male. Perché è normale che se esci col buio poi arrivano ad aggredirti.

Però poi li beccano, eh! L'ha detto Alemanno.

Non vi sentite già tutti più sicuri, people?


Giulia
postato danordovest77 | agosto 30, 2008 11:58 | commenti


sabato, agosto 23, 2008
 

BLOG ESTIVO (fine e avvento)

Con la vittoria di McCain, saranno in molti a convincersi che la profezia dei Maya sulla fine del mondo si realizzerà, nel bene o nel male a seconda dei punti di vista. Le combinazioni astrologiche e quelle della massoneria americana non andrebbero mai sottovalutate. Gli abitanti della Terra comprenderanno che il rapido declino non sarà solo dell’impero americano ma di tutto il pianeta. Il tentativo estremo del popolo americano di tentare la carta di un presidente democratico dopo 12 anni di guerre repubblicane sarà vano poiché i precedenti governanti a stelle e strisce con tutto il resto della Terra a rimorchio si saranno ormai spinti troppo in là, in modo irreparabile. Quel presidente democratico, nel caso la profezia dovesse realizzarsi non riuscirebbe infatti nemmeno a insediarsi nel tentativo disperato di riportare un po’ di armonia e di serenità sul pianeta Terra allo stremo. Il 21 dicembre 2012 tutto potrebbe finire o forse, se prendiamo per buone le rivelazioni dell’uomo che fuma, anche riprendere in modo meravigliosamente o terribilmente diverso, a seconda dei punti di vista.


Con la vittoria di McCain sempre più persone abbandoneranno la vacuità del vivere quotidiano e si metteranno in attesa. A riflettere bene, come biasimarli?


Chissà se i davidiani concordano sulla data scelta dai Maya o se ancora una volta, come capita spesso, sposteranno l’appuntamento.  Di certo non si faranno illusioni sui presidenti americani, sia repubblicani che, soprattutto, democratici, non presteranno loro alcuna fiducia, non si lasceranno ingannare dalle loro ipocrite promesse terrene in una Terra desolata. Con pazienza i davidiani aspetteranno il momento. Ma chissà, penserà qualcuno di loro, se finirà con una nuova Waco, chissà se manderanno gli elicotteri e l’ATF anche stavolta. Per delle presunte pistole modificate nel Paese delle Pistole. Chissà se la libertà, nel Paese delle Libertà, verrà ancora una volta uccisa. Di fronte al vuoto e alla follia del mondo, di fronte al non senso della vita, di fronte alla Terra in rovina, di fronte alla quotidiana ingiustizia, forse hanno e avranno ragione i davidiani: pazientare, sognare, aspettare, illudersi. Credere.


 


Corrado




postato danordovest77 | agosto 23, 2008 11:00 | commenti


venerdì, agosto 22, 2008
 

BLOG ESTIVO (Drive)

I covoni di paglia che ruzzolano ai lati della Route 66. Il fumo che fuoriesce dai tombini di Staten Island. I parcheggi multipiano di Miami. Le stazioni della Greyhound. I motel piano-terra del Colorado. Le foglie ingiallite dell’autunno sui viali del Vermont. I cartelli ondulanti della Texaco sotto il sole del Nuovo Messico. I mattoni rossi delle vecchie case di New Orleans. Il fango del Delta del Mississippi. La neve alta sui marciapiedi del Minnesota. L’orizzonte sulle pianure del Wyoming. Il grano dorato del South Dakota. Le stelle sul lago Michigan. I legni ingialliti sulle passerelle di Venice Beach. Il verde eterno del Red Wood.


Country Feedback

postato danordovest77 | agosto 22, 2008 10:38 | commenti


giovedì, agosto 21, 2008
 

BLOG ESTIVO (la nuova musica italiana)


La nuova musica italiana (ma siamo già morti)



Toc toc! Posso entrare? Ciao, mi chiamo Emiliano, sono nato nell'anno di "Gelato al Cioccolato" (il più bell'inno al cazzo negro mai scritto), ieri sono andato al mare e oggi non ci sento da un orecchio. Anche se le cose elencate non sembrano avere nulla in comune tra loro - mio nome, pene esotico, ombrellone, sordità - vi giuro che un significato ce l'hanno. Ed è... Walter Veltroni. Se scrivo su questo blog è per due motivi. Uno è che Marco mi ha invitato. L'altra è che un pochino me la sono cercata. D'altronde sono stato io a creare fisicamente questo blog. A registrare il nome su Splinder, etc etc... e sono stato sempre io a generare uno dei temi di questo esperimento estivo: l'invettiva. Io non so se sono bravo a scrivere un'invettiva. Di preciso non so neanche da dove cominciare e che cosa sia davvero meritevole di beccarsi questa definizione, ma quando qualche settimana fa ho confessato a Marco la voglia di voler scrivere una lettera pubblica al Direttore di Repubblica, voglia che mi è passata cinque minuti dopo e che per questo motivo non soddisferò (il concetto era comunque riassumibile in "Ho venti buoni motivi per smettere di leggervi e hanno tutti a che fare con... Walter Veltroni"), il tema era nato e toccava cimentarcisi. Che invettiva sia, quindi.






Ieri notte ho sognato una torta gigante. Una di quelle belle torte che capita di veder poggiata sui tavoli dove vengono celebrati gli sposalizi. Una montagna di panna, in pratica. Sulla torta c'era un enorme numero uno a forma di candela. Tutti erano intorno e si aspettavano di vedermi soffiare sul numer-one (fine gioco di parole che serve a creare l'illusione di avanguardismo letterario), io ero restio. Non capivo: ho festeggiato il mio primo anno ventinove anni fa e seppure la natura umana sia portata a celebrare il passato, non capivo proprio cosa ci fosse da festeggiare nel mio primo anno di vita (a parte la merda che riempiva i pannolini). Poi d'un tratto arrivava l'illuminazione: non stavo festeggiando il mio primo compleanno, ma semplicemente il mio primo compleanno da discografico. Festeggiavo una parola (una brutta parola) che mi ero scelto come nuova ragione di vita. Una parola su cui avevo investito tempo, denaro, passione, risorse. Tutto, quasi. Discografia. Una parolaccia. Non conosco nessuna persona a cui questo termine piaccia. Neanche una. Nemmeno tra chi con quella parola ci campa. Ci lavora. Colpa della disaffezione che gli ascoltatori di musica provano per chi la musica la gestisce. Colpa, soprattutto, di quei quattro miliardari che hanno visto per dieci anni una nave affondare senza alzare un dito. Ma alzando i prezzi. Ci si chiede sempre perché non si comprano più dischi. E ci si risponde che è colpa di Internet. Di quelli che scaricano gratis. Di quella cazzo di parola - gratis - che da decenni influisce sulla cultura nel nostro paese. Dell'idea che il prezzo del biglietto di un concerto sia determinato dalla voglia dell'organizzatore di intascarsi dei soldi. Senza ragionare sul fatto che in realtà la maggior parte degli eventi musicali che vediamo sono in perdita. Che qui da noi tutto quello che riguarda la cultura (ma pure l'aggregazione) viene considerato un di più. Come se Cinema, Libri, Dischi, Mostre e Concerti - le maiuscole sono volute, sempre per quella storia dell'avanguardismo - non servissero a far restare i cervelli svegli. Sono un lusso. Una cosa che serve a pochi. E per tutti gli altri c'è X-Factor.


Avviare un'etichetta indipendente è come aprire un negozio di dischi o stampare una rivista. Tutto il lavoro che farai, il tempo che ci impiegherai, le energie, l'attenzione, la passione, non saranno ripagati dai soldi che troverai in busta paga a fine mese. Si tira avanti per la gloria e per la voglia di fare. Tutte ragioni condivisibili, ma se provate a usarle al supermercato non vi daranno niente in cambio. Spesso capita di farsi delle domande e di chiedersi per chi e perché si stanno facendo tutti questi sacrifici. I numeri della musica indie (che non vuol dire frangette del cazzo, ma tutta la musica che non ha il bollino ticket tv sul retro) nel nostro paese sono ridicoli. Un disco che vende mille copie è un best seller. Uno che ne vende cinquemila è un caso. Ma nel frattempo tutti sono - siamo - consapevoli dei propri meriti e anche se la nostra musica alla gggente - quella che guarda Porta a Porta, compra Ligabue, legge Moccia - non interessa, ci scanniamo in piccole guerre di quartiere, di scena. Gruppi contro gruppi, etichette contro etichette. Tutti in lotta per lo stesso tozzo di pane. Probabilmente lo stesso tozzo di pane masticato e risputato da Pappalardo durante la prima edizione dell'Isola dei Famosi. La solita guerra dei soliti poveri. Ed è così che continuiamo a restare chiusi nel nostro recinto, a guardare gli altri con sospetto, a sentirci migliori e non capiti. A ripararci dai Dari, dai Finley, dai Lost e dai Sonorha. A nasconderci da Giusy Ferreri. Perché funziona così: per una Amy Winehouse che esce con un bel disco e fa parlare di sé, ci sarà sempre - a distanza di mesi - il clone italianizzato, la versione facilitata, ripulita, instupidita e banalizzata, che viene buttata sul mercato e come un asso si piglia tutto e se lo porta a casa. E mentre noi restiamo fermi a farci le domande e a chiederci i perché, loro - i discografici veri, quelli grossi e una nana inutile che canta col citofono conficcato nella gola - ce lo mettono ancora tranquillamente nel culo. E spingono.




Colas

postato danordovest77 | agosto 21, 2008 12:18 | commenti (16)


martedì, agosto 05, 2008
 

BLOG ESTIVO (Invettiva contro ogni Distanza)

 Contro le distanze. Una dichiarazione di guerra, un desiderio totale di abbattimento, annullamento o annientamento. Un odio che nasce da tutti gli sforzi tesi a ridurre lo spazio tra me e ciò che desidero. Distanze che ci misuriamo con gli sguardi, distanze tra i cuori, tra terra e cielo, tra i sogni e la realtà, tra due cose diverse che ci piacciono allo stesso modo, tra il sangue e le vene, tra gli occhi e i seni, tra la volontà e la possibilità, tra il dire e il fare, tra il cercare e il raggiungere, tra il pensiero e l’azione. Distanze che vanificano le nostre urla, che coprono i nostri sforzi, che spingono giù e non fanno volare, che mostrano un orizzonte impossibile da raggiungere, che consumano le ginocchia e i gomiti, che sfibrano l’anima. Distanze che ci rendono puntini impossibili da collegare, che innalzano muri e soffiano sulle bandiere, che sciolgono le mani, che sbattono le porte. Distanze che vorresti distorcere per non farle apparire, che ti senti nelle dita, nei sospiri, nei silenzi che non riesci a colmare. Distanze che asfaltano le strade, che separano gli istanti, che spengono i sorrisi, che aumentano nei giorni. Distanze che disegnano i contorni fino a renderci frammenti di un tutto che non sappiamo spiegare. Dove sarei ora senza di te, maledetta Distanza? Quanti passi mi separano dalla tua fine? Quanto dovrò aspettare ancora prima di poterti annullare? Perchè non ti distruggi e mi porti da Lei, ora? Perchè ogni volta che arrivo sposti tutto un po' più in là? Perchè continui a soffiarmi aria contro? Anelo, mi espongo, innalzo la mia volontà, ma continuo a vederti, ferma, crudele, impassibile. La lotta mi ucciderà, ma ora sono vivo.


Giacomo

postato danordovest77 | agosto 05, 2008 13:19 | commenti (1)


sabato, agosto 02, 2008
 

BLOG ESTIVO (intro)

Come ogni anno il mio blog ad agosto è diverso. Questa volta tocca a voi. Il blog diventa collettivo, fino al 31 agosto. Speditemi i vostri post a nordovest77@virgilio.it


I temi sono due: l'America (in ogni suo aspetto) e le invettive, dirette verso qualsiasi cosa o persona, senza alcuna censura. Bastano 20 minuti del vostro talento, non tiratevi indietro!

postato danordovest77 | agosto 02, 2008 16:50 | commenti


giovedì, luglio 31, 2008
 

SOUNDS OF SUMMER

Ultimo giorno di luglio, giorno speciale. Molto più speciale di Mourinho (The Special One per antonomasia). E' l'ultimo giorno prima della sbracatura collettiva, è il penultimo del mio grande amico Claudio in città: sabato si tufferà nell'Adriatico per mettere la firma sull'inizio del mese a lui più caro. E' anche l'ultimo giorno prima della partenza dell'immenso Antonio per il profondo sud. E' una data definitiva per il mio blog, che da domani sarà atipico come ogni anno in agosto, mese amato da politici e avvocati finalmente liberi dopo undici mesi di stress autoimposto e autocompiaciuto. Oggi si fanno i conti, quasi come a Capodanno, quasi come alla fine del liceo. I miei sono a posto, mangerò il panettone. Buone vacanze a tutti e buon compleanno alla moglie che Tim Burton non sa di avere...
postato danordovest77 | luglio 31, 2008 17:24 | commenti (7)


martedì, luglio 29, 2008
 

LA CHIAMAVANO WEST COAST

Ci misi parecchio tempo per capire che Hudson Bell è una persona: letta la prima recensione diedi per scontato, immediatamente, che fosse un gruppo. Solo quando ho aperto il libretto del disco, comprato dopo aver letto e sentito pareri contrastanti, ho realizzato che il progetto appartiene a una sola persona che però si circonda di musicisti pronti all'uso. Il disco, lo dico subito, è diverso da come qualcuno lo aveva descritto. Mi aspettavo una cosa più psichedelica, più al passo con le mode recenti del rock chitarristico. Invece Hudson Bell sembra più vicino ai Sebadoh di Harmacy con quel feedback che copre sempre melodie più care al college-rock che al folk. Illuminante al riguardo è Seven Cities, efficace sintesi di ciò che la parola indie significa nella sua migliore accezione. Un altro esempio per far capire di cosa stiamo parlando è la parola Sparklehorse, evocata dall'indole malinconica di tutto il progetto anche se il buon Hudson non possiede (dobbiamo dirlo) il talento folgorante del suo collega Mark Linkous. Un disco minore, When The Sun Is The Moon, ma non banale, che sa cogliere anche la lezione dei Built To Spill in una canzone ambiziosa come Strange Lands. Un disco per pochi perché uscito per una piccola etichetta e forse è anche giusto così: è giusto che sia il tempo a dirci se questo cantautore atipico merita un posto fisso nel panorama rock globalizzato o se si dovrà accontentare di girare la California con la sua band in piccoli tour promozionali, lontano dai riflettori che non si negano a gente più furba. Qui la furbizia non pare di casa se è vero (come è vero) che il feedback resta fino alla fine, sporcando la ballata che chiude il disco e rendendola meno ruffiana e travolgente di quanto potesse essere. [HUDSON BELL. When The Sun Is The Moon. 2005.]  
postato danordovest77 | luglio 29, 2008 10:45 | commenti


sabato, luglio 26, 2008
 

VIVO

Coriandoli di malattia infettano il cervello, sangue non infetto sporca la mia stanza, vedo forme invitanti ovunque. Tutti mi muoiono intorno, tutti mi muoiono intorno. Zanzare mi mangiano, mi volano intorno. Oggi so chi salverà questo mondo schifoso e perverso. Domani lo saprò ancora, tra una settimana forse. Tra un anno saremo ancora qui. Grazie a te, grazie a noi. Credo negli occhi di chi mi sta vicino, non in quelli malsani di Dio. E' un nome proprio che scrivo con la lettera maiuscola ma è un nome indegno, insignificante. C'è quel disco dei Creedence, c'è la salvezza in quelle note, c'è il rock'n'roll, c'è la dissolvenza. C'è la buonanotte in pieno giorno...
postato danordovest77 | luglio 26, 2008 16:44 | commenti (1)


venerdì, luglio 25, 2008
 

INTO THE WILD

Abby Sisk è una ragazza dello Utah, stato noto soprattutto per essere la terra promessa dei Mormoni che vi furono portati nel diciannovesimo secolo dal leader religioso Brigham Young. Come ogni religione sulla faccia della terra ha tutto il mio disprezzo, essendo fondata sul sacrificio e sulla privazione in un mondo che già di suo è ingiusto e deprimente. Tuttavia bisogna far notare che il suddetto Young se la spassò non poco avendo sposato addirittura 55 donne dalle quali ebbe 57 eredi; pratica, la poligamia, in seguito rinnegata dai Mormoni. Essendo una minoranza dovrebbero starmi simpatici, non dovrei infierire su di loro ma il mio sdegno nei confronti della superstizione, perché ogni religione è superstizione e nulla più, è categorico. Il timore reverenziale presente nella comunicazione occidentale nei confronti delle autorità (più o meno terrene) delle varie dottrine è irritante. Non si usa mai il condizionale, si dice che la vecchietta di turno ha visto la Madonna. Si usa sempre l'indicativo, come se la Madonna esistesse, come se vedere la Madonna fosse normale. Pochi minuti fa è passata qua davanti una ragazza spettacolare che ha fatto girare la testa a tutto il quartiere per trenta secondi, altro che Madonne e Gesucristi! Questi sono miracoli quotidiani e non c'è bisogno che ce lo dica il prete né la televisione! Dunque Joseph Smith, fondatore della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (i nomi semplici erano finiti), vide Dio e Gesù: così nacque una religione e 13 milioni di persone credono a questa boiata. Senza se e senza ma. Dimenticavo: Abby Sisk è stata attaccata da un grizzly in Alaska ed è stata seriamente ferita.  
postato danordovest77 | luglio 25, 2008 12:31 | commenti


giovedì, luglio 24, 2008
 

OUTLAW BLUES

Non basta avere la faccia cattiva per andare all'inferno. E' sufficiente, se si ha abbastanza fegato, navigare nel fango. E' doveroso cercare la dolcezza in fondo al baratro, è necessario pensare le cose più spaventose possibili e magari metterle in pratica. Istruzioni per l'uso: è buona cosa scherzare (ma non troppo) con i propri demoni per tenerseli buoni. Potrei scrivere qualsiasi cosa, insultare chiunque, fare a pezzi le buone maniere: si tratterebbe soltanto di lettere messe in fila, una dopo l'altra. Sarò buono, per il momento.  
postato danordovest77 | luglio 24, 2008 12:01 | commenti


mercoledì, luglio 23, 2008
 

UNA STELLA MANCATA

Wild Things di John McNaughton, uscito nelle sale nel 1998, poteva essere un altro (e precedente) American Beauty; probabilmente a pari fruibilità stilistica non corrispose la stessa furbizia. Wild Things era troppo intellettuale, così ambiguo da essere considerato (a seconda del recensore) un patinato esercizio di stile oppure un diabolico e cinico trattato di critica sociale. Senza dubbio lanciò nell'immaginario erotico di chiunque la clamorosa Denise Richards, protagonista di una scena che (a mio modesto parere) non teme confronti quanto a produzione indotta di testosterone nella collettività. La meravigliosa bionda nata a Downers Grove (Illinois), un po' grandicella ai tempi per interpretare una liceale, mostrò al mondo tutto il suo disturbante splendore nella sequenza, censurata nella versione italiana, in cui una collega (Neve Campbell) le versa champagne sulle tette in presenza, per nulla passiva, del counselor della scuola (Matt Dillon). Una bomba come non se ne vedeva dai tempi di Lana Turner, questa Denise Richards. Eppure non ha fatto la carriera che ci si sarebbe aspettati e si parla di lei più per i guai familiari che per altro. E' stata la moglie di Charlie Sheen, volto celeberrimo di Hollywood specialmente negli anni Ottanta, ma il loro matrimonio è finito male e si porta dietro ancora strascichi giudiziari che hanno condizionato perfino la realizzazione del reality Denise Richards: It's Complicated, programma televisivo nel quale l'attrice interpreta ovviamente se stessa. In America è ormai considerata tanto bella quanto priva di talento ma uno spazio sul mio blog se lo merita tutto... 

postato danordovest77 | luglio 23, 2008 16:53 | commenti (6)


sabato, luglio 19, 2008
 

PUNTI DI VISTA

Parcheggiai sul lato destro della strada senza accorgermi che ero ancora dentro la strada. In testa Stop Whispering dei Radiohead e il suo ronzio pericoloso. La serata nel locale di Davide era stata surreale, sembrava che nessuno dovesse pagare, sembrava che Davide fosse in debito con tutti. Dieci giri, tutti rigorosamente offerti dalla casa. Non aveva senso, nessun imprenditore farebbe una cosa simile tranne che nel giorno del proprio compleanno. L'usanza di fare gli auguri è stata distorta dalla comparsa dei cellulari. Mi è sempre apparso sacrosanto fare gli auguri soltanto alle persone effettivamente incontrate nel giorno stesso, meglio se nel corso di un'opportuna festa. Ero stato al compleanno di Davide senza invito, per puro caso. Il giorno dopo mi convinsi che tutto ciò non era accaduto, che tutto ciò era un sogno per il semplice motivo che io non so come si arriva in quel locale, non ci sono mai stato in vita mia. Non sono mai stato neanche a casa di Cristiana Capotondi. E' un po' l'immagine del tempo che passa, l'attrice romana. Quando l'ho vista le prime volte in televisione era una ragazzina e anch'io ero più giovane. E' diventata una star e non è più una ragazzina ma ha sempre la faccia di chi è più giovane di me. Non credo neanche di aver mai visto un suo film, l'ho sempre trovata splendida e basta. Mi basta la sua bellezza indiscutibile. Mai avrei pensato che proprio quell'immagine femminile mi sarebbe sfuggita all'incontro dal vivo. Uscendo dallo studio RAI, dopo che il nostro capo aveva parlato in diretta, mi soffermai sullo spacco ubriacante del vestito della ragazza che doveva presentarsi in diretta dopo la pubblicità. Non la guardai negli occhi, mi concentrai in quei pochi istanti sui tacchi, sullo spacco e sui capelli. Mamma, mica hai visto chi c'era ospite ieri dopo di noi? Non guardare Cristiana Capotondi negli occhi è il modo migliore per non riconoscerla...
postato danordovest77 | luglio 19, 2008 11:56 | commenti


mercoledì, luglio 16, 2008
 

EASTERN PROMISES

Cittadini del mondo si incontrano nella Repubblica Ceca e ne esce un disco desertico quanto le cose che uno si immagina registrate a Tucson, Arizona. Tre chitarristi: il sommo Chris Brokaw (Come, Codeine, The New Year e tante altre belle cose), il poetico Chris Eckman (The Walkabouts) e l'australiano Hugo Race (The Bad Seeds). Dodici canzoni dilatate, elettriche, a un passo dal blues e dal folk senza finire dentro un genere. Suoni bellissimi di chitarre, organi e percussioni. Una generale lentezza che non è mai pesantezza e che non ha niente a che vedere con l'estremismo degli Earth. I tre signori si alternano al canto e alla scrittura contribuendo in parti praticamente uguali e concludendo con una cover di Bonnie Dobson. La somma delle parti è sorprendentemente superiore alle aspettative che un progetto una tantum di solito genera. La coesione degli stili e dei suoni dei tre artisti è pressoché inattaccabile e non si può dire che questo album sia il frutto di uno scherzo a tempo perso. Ovviamente la riconoscibilità dei singoli c'è e non si nasconde: più blues Hugo, più leggero Brokaw, più desertico Eckman, ma l'intreccio che ne viene fuori è una cosa diversa e alta. Già Acetylene degli Walkabouts aveva mostrato Eckman alle prese con il fuoco del selvaggio West anche se Dirtmusic appare lievemente meno minaccioso e disturbante. E' una cosa bizzarra ma ormai manifesta l'accentuata americanizzazione della sua musica nonostante egli viva da tempo in Slovenia e non più nel Nordovest degli Stati Uniti. Anche Hugo Race è europeo acquisito ma in questo disco di frontiera non c'è nulla della violenza metropolitana e caotica di gran parte del nostro continente. Non può essere un caso la Repubblica Ceca, non può che essere il simbolo di una ricerca. La psichedelia e la catarsi sono il risultato di un progetto che lontano dall'hype e dai lustrini si materializza in tutta la sua eccellente qualità. [DIRTMUSIC. Dirtmusic. 2008] 
postato danordovest77 | luglio 16, 2008 11:33 | commenti


martedì, luglio 15, 2008
 

LA QUINTA STAGIONE

La scigna suggerisce immagini facilmente dimenticabili, ogni volta lascia di sé un'impressione quasi mai pacifica. C'è chi passa il giorno seguente a chiedere scusa per cose mai fatte, c'è chi sogna cose terribili e vede poliziotti ovunque. La scigna arriva tutta insieme, inesorabile. Si dimena, passeggia da una spalla all'altra, ci deride. Ha scelto un luogo preciso, una casa sotto un cielo sempre stellato. Ha scelto anche di abbandonare un luogo comune che non ci riguarda. La scigna ci ha portato all'ammonizione ufficiale dopo un accenno di Far West senza rivoltelle. La scigna ha il volto beffardo dell'oste e la voce al vetriolo del proprio mentore brizzolato. Io l'ho visto cadere e rialzarsi, l'ho visto urlare come un disperato in agonia in preda alla scigna. L'ho visto tuffarsi sul pavimento e l'ho visto sparare a salve. Sono un dilettante di fronte a lui ma nel momento in cui ha battezzato il nostro delirio è come se ci avesse ritenuti all'altezza. Siete tirat' la coda alla scigna, eh? Noblesse oblige.
postato danordovest77 | luglio 15, 2008 11:23 | commenti (1)


lunedì, luglio 14, 2008
 

VIETNAM (not in my house)

Non c'è niente da fare: il Vietnam non vuole che sventoli la bandiera americana. Miss America, la ventiseienne di colore Crystle Stewart è caduta sfilando durante la finale di Miss Universo nella città di Nha Trang compromettendo così le possibilità di vincere la corona andata poi a una ragazza venezuelana. Già l'anno scorso Miss America (che era Rachel Smith) cadde durante la finale. Allora fu Città del Messico il teatro della figuraccia a stelle e strisce. Anche da queste cose si avverte il declino dell'impero statunitense. La ragazza tra l'altro, oltre che una figa clamorosa, è anche un personaggio da seguire. Si occupa di discorsi motivazionali e si vanta orgogliosamente di essere la prima afroamericana ad aver vinto il titolo di Miss Texas. E', come tutti i texani, una persona molto coinvolta nei problemi razziali e non mi stupirei di vederla in ruoli politici importanti in futuro. In America almeno su questo non si fanno troppi problemi: non è che se una è bonissima allora non può avere un ruolo istituzionale. Noi, per una volta che ne abbiamo una, ci preoccupiamo solo dei suoi (eventuali) pompini e non di ciò che deve fare per la nostra nazione. Crystle, dopo 5 anni di tentativi vani, è salita sul trono del suo stato e poi su quello della nazione. E' una celebrità e farà tanti soldi con la moda anche se il Vietnam l'ha respinta neanche fosse un povero soldato allo sbaraglio...    
postato danordovest77 | luglio 14, 2008 19:41 | commenti


sabato, luglio 12, 2008
 

TECNOLOGIA

La tecnologia mi lascia a piedi come la benzina ha fatto una sola volta nella mia vita. La tecnologia lo fa quando non me lo aspetto, lo fa quando sta rinnovandosi, quando dovrebbe migliorare. Lo spot dice che la velocità di navigazione è altissima. E' una balla spaziale. La bolletta del telefono è puntuale, brutale, sempre uguale ma i messaggi arrivano due giorni dopo. Soltanto quando (i messaggi) devono rovinarmi l'ultimo punto di Wimbledon il tempo diventa reale. Ho smesso di mandare messaggi, mi sono arreso alla grande truffa della tecnologia. Scrivo ancora con la penna, almeno una volta a settimana vengo deriso da qualcuno di voi a turno. La penna che volentieri ficcherei nel culo del capo della Telecom, uomo sempre più ricco, occupato dalla sua eterna vacanza in barca mentre il mio lavoro si deprime grazie alla sua fottuta tecnologia. Internet è il potere acquisito con l'inganno e con la truffa. Non è violenza fisica ma è violenza che porta dipendenza. Fratelli si confidano sulla chat perché alzarsi e andare nell'altra camera è troppo faticoso. Senza Google non so rispondere, non posso dirvi come si arriva a casa mia, non posso dirvi come si scrive Palahniuk. Oggi il mio computer su Splinder scriveva in modo diverso dal solito, poi un aggiornamento ha chiuso ogni collegamento, poi la ventola ha cominciato a urlare, poi ho minacciato di non pagare. Senza il mio vecchio telefono, che è più nuovo e più rovinato di quello nuovo, non posso rintracciare il mio passato.   
postato danordovest77 | luglio 12, 2008 17:28 | commenti (3)


martedì, luglio 08, 2008
 

IL SOUL MUTANTE DI LISA

I Bellrays dal vivo, a due passi da casa: praticamente un regalo di Natale in largo anticipo. Sappiamo che il loro (breve poiché si tratta di un festival) show comincerà alle 22:30 ma alle 22 passate Roger Federer sta risorgendo come l'Araba Fenice per l'ennesima volta. E' dalle 14:30 che siamo con la testa a Wimbledon, fortunati spettatori (via satellite) del più clamoroso match di pugilato della storia del tennis. Al quarto match point lo svizzero si arrende ai muscoli del picchiatore delle Baleari. L'ultimo punto non lo vedo perché il suono del mio cellulare mi fa capire che qualcuno il cui satellite è più veloce ha già visto tutto. Ci lanciamo in macchina e siamo sotto il palco in tempo, anzi siamo proprio in prima fila. Il campo da baseball di Ceccano è una prateria desolata, vuota. I Bellrays infiammano il cuore dei pochi presenti con un assalto garage senza soste, ci ricordano che l'America degli MC5 e quella della Motown Records appartengono alla stessa città. Lo fanno con la chitarra grezza di Bob Vennum (che in realtà è anche bassista e che è colui che scrive la maggior parte delle canzoni), con una ritmica potente e incessante e con la dirompente immagine di Lisa Kekaula, icona soul mancata al servizio della scena garage. Con questo improbabile eppure riuscitissimo schema iniziale la band (che non proviene tuttavia da Detroit ma da Riverside, California) si permette di realizzare dischi nei quali il soul e la black ci cullano alternandosi al furore del punk. Dal vivo lasciano da parte le raffinatezze e si ergono a stelle del rock più sporco e spigoloso. Le canzoni nuove funzionano, su tutte la brutale Infection. Lisa con tanto di tamburello porta a spasso sul palco la sua immagine estrema e la sua voce: la giungla di James Brown e il pathos di Sam Cooke sono là davanti a noi, per nulla nascosti dal rumore e dalle distorsioni. Poco pubblico ma decisamente conquistato: lunga vita ai Bellrays!      
postato danordovest77 | luglio 08, 2008 12:55 | commenti


venerdì, luglio 04, 2008
 

SENZA TITOLO

Ho incontrato un vecchio amico, uno che non ti ha mai rivolto la parola, uno che non sa neanche come suona la tua voce. Mi ha raccontato della sua vacanza: ha affittato per due settimane una casa al mare per riposarsi dopo un anno intero di durissimo lavoro. Così almeno mi ha detto. Fino a un anno fa era un professore, uno di quelli che a scuola si trovano a disagio perché i genitori degli studenti li insultano in occasione dei ricevimenti. Ti ricordi quando ci andavamo noi al liceo? Provavamo vergogna anche per un 5, spesso ce lo tenevamo dentro per giorni prima di confessare il brutto voto a casa. Oggi i ragazzi mandano la mamma a insultare il professore colpevole del sacrilegio. Il mio amico ha cambiato lavoro, è un uomo d'affari. Così si definisce, in realtà è un semplice rappresentante. E' sempre in giro, l'unica sua distrazione è la corsa la mattina alle 6 per tenersi in forma. A un certo punto mi ha chiesto di te. Come se ti conoscesse, come se fosse importante sentirmi parlare di te. Mi ha fatto pensare a quando ero bambino ed ero preoccupato e spaventato dall'idea che prima o poi avrei smesso di guardare i cartoni animati. E' vero che i cartoni animati mi piaceranno per tutta la vita? Dicevo così a mamma. A questo ho pensato, e mi sono chiesto se mi piacerai così tanto per tutta la vita.
postato danordovest77 | luglio 04, 2008 18:09 | commenti (2)


giovedì, luglio 03, 2008
 

SUDAMERICA

Cinque anni nella giungla, cinque anni di reclusione fisica e psicologica. Lontano da tutto. Penso a quante cose si perdono in cinque anni: amicizie, superbowl, bottiglie di vino, vacanze, e-mail, passeggiate, dischi nuovi, aggiornamenti dell'antivirus, elezioni e relativi voti, scopate, fritture di calamari, carne di maiale, tutte le elementari, le notti degli oscar. Thomas, Keith e Marc, se ne avranno voglia, potranno raccontare cosa si fa in cinque anni nei quali non c'è possibilità di scelta e non c'è pace e non c'è libero arbitrio. Potranno, sempre se ne avranno voglia, farsi benedire dal senatore McCain, puntuale nel marcare i primi punti nella finale che lo mette di fronte a Barack Obama. Porta fortuna, come minimo, il vecchio McCain. Se non è una meta, è almeno un field goal... 
postato danordovest77 | luglio 03, 2008 10:55 | commenti


mercoledì, luglio 02, 2008
 

IL PRINCIPE

Una seduta di psicoterapia, un incontro con i propri demoni, una lotta di classe. La fatica, la rapidità di testa e di gambe, l'equilibrio. Il rimbalzo fasullo, il braccino, la grazia del rovescio piatto, la rabbia contro se stessi e mai contro l'altro. [Non c'è l'avversario, c'è solo la necessità di annientare ogni altro pensiero.] Il coraggio di allungare il colpo quando il punto pesa. Il sudore estivo in canotta, la nebbia del respiro in inverno. La corsa in avanti per raccogliere la smorzata, la corsa laterale senza perdere il colpo. Il nastro beffardo e talvolta amico. La pazienza, la correttezza, lo stile. Il silenzio quando non c'è il calcetto sull'altro campo, la doccia a fine partita. La solitudine condivisa, la nobiltà. 
postato danordovest77 | luglio 02, 2008 12:43 | commenti (9)


martedì, luglio 01, 2008
 

IL CECCHINO DI PASADENA

Joe Horn è un signore di mezza età che abita in Texas, vicino Houston. E' lui l'emblema americano della logica dei fucili caldi di bossiana intuizione. Lo scorso novembre sparò a morte a due colombiani sorpresi a portare via qualcosa dalla casa dei vicini. Se ne è parlato molto in America in questi mesi, con sedicenti associazioni nazionaliste pronte a fare di Horn un eroe da tramandare alla Storia. D'altra parte si fa notare il fatto che Horn avesse disobbedito all'ordine dell'operatore del 911 (da lui chiamato) di restare in casa e di attendere l'arrivo della polizia. I due intrusi furono colpiti alle spalle mentre fuggivano, dunque non rappresentavano alcuna minaccia per la vita del pistolero texano. La giustizia fatta in casa è stata premiata, infatti Horn non verrà accusato formalmente di nulla. Spero vivamente che i ragazzi che giocano a pallacanestro o a baseball in qualsiasi villetta d'America non debbano andare a recuperare il pallone nel giardino di un qualsiasi signor Horn...   
postato danordovest77 | luglio 01, 2008 10:51 | commenti


sabato, giugno 28, 2008
 

PROVIDENCE (un anno dopo)

economista. ottimista. tentacolare. slacker. fondamentale. metallaro. grigio. irritante. latinista. confusionario. incompiuto. accasato. evanescente. punk. stuzzicante. calabrese. rigoroso. memorabile. faticatore. impeccabile. piacione. arrivista. custode. educato. giocatore. pungente. corretto. desaparecido. vitale. meteora. insperata. desaparecida. sfuggente. silenzioso. estroverso. portiere. cinofilo. capitano. marchigiano. ingrassato. sciagurato. attento. veterano. romena. infallibile. sindacalista. fuoriclasse. lirica. ispettore. ignoto. logorroico. fascista. bluesman. affidabile. appariscente. pallida. posato. fortunato. prezioso. indecente. pesante. folle. mamma. teatrale. motociclista. timido. grosso. spericolato. posata. padre. CTF. aperitivista. costante. rappresentante. progressivo. divertente. maniaco. arbitro. decisivo. lord. polemista. critico. gentile. dimenticata. attraente. religioso. fornaia. importante. tesoro. diva. sinistroide. cecchino. cameriere. teenager. lapidario. galletto. sindaco. allenatore. coerente. drogato. bollito. fantasioso. inquietante. comunista. presente. fiabesca. medico. speaker. fumoso. brizzolato. nascosto. carismatico. insignificante. alto. colto. esilarante. menefreghista. cestista. grafico. polacco. chitarrista. formale. genitore. bamboccione. simulatore. televisiva. inconcludente. artista. artistoide. napoletano. motorino. intellettuale. promettente. incostante. capo. onesto. placido. deludente. imprenditore. moralista. colta. giornalista. giovane. merda. coraggioso. inglese. buffa. radiofonico. brasiliano. introvabile. principe. eccitante. sorano. fragile. bassista. dolce. americana. aristocratico. tedesca. filiforme. tecnico. umorista. onanista. pacato. tattico. fantasma. referente. insospettabile. buono. istintivo. convinto. convinta. bizzarro. sconosciuta. viziata. amico. destroide. indispensabile. eccezionale. magro. battutista. cafone. travolgente. notturno. ingenuo. prevedibile. cantore. maschilista. fissato. sorridente. sorprendente. tranquillo. underground. politico. clericale. devastato. illustre. viveur. destrorso. schierato. vacca. contabile. devastata. utile. arrapante. pelato. viziato. signorile. mito. popolare. playboy. magra. bambino. dignitoso. furba. lavoratore. compagna. simpatica. sexy. calciofilo. straordinario. amichevole. musicista. ambizioso. velina. violento. estremo. impiegato. affarista. ricco. modaiolo. ceccanese. estemporaneo. springsteeniano. ripetitivo. greco. rafagano. inspiegabile. occhialuto. ufficiale. impantanata. deliziosa. ignorante. debole. sinuosa. nottambulo. bella. casalingo. caruccia. idraulico. farabutto. sorella. romana. fonico. pianista. americano. desertico. fondista. irlandese. ruggente. atteso. ateo. difensore. acquisito. entusiasta. impostato. sarcastico. beatlesiano. batterista. imprevedibile. esaltante. documentato. patricano. splendente. stanco. prelibata. cinico. esteta. fallimentare. vecchia. umile. triste. fenomeno. carnevalesco. nazista. buffo. indipendente. leggiadra. campione.          
postato danordovest77 | giugno 28, 2008 18:49 | commenti (29)


venerdì, giugno 13, 2008
 

NON PORTATE I BAMBINI IN CHIESA

A Orlando (Florida)  i vescovi americani si sono riuniti per pregare e per mangiare in compagnia ma, soprattutto, per comunicare al mondo la loro intenzione di rendere più rigorosa ed etica la loro associazione che negli ultimi anni si è distinta per poco simpatiche riunioni private con i minorenni di tutto il paese e del Massachusetts in particolare. La presa di posizione sembra sgombra da equivoci, dopo che anche il Pastore Tedesco ha condannato pubblicamente quei frequenti episodi nel suo ultimo viaggio in America. Tuttavia, il solo fatto che il programma di moralizzazione della Chiesa Cattolica negli Stati Uniti preveda un piano per la protezione dei bambini rimane agghiacciante. Sarebbe ora che si facesse da parte, la Chiesa, se è arrivata al punto di doversi organizzare contro i propri crimini. Siamo nel 2008 e mentre il pianeta va avanti in modo pazzesco, trasformandosi continuamente e perdendo per strada pezzi della propria storia, la Chiesa Cattolica resta immutabile e marcia. Non ci basta sapere che i preti pedofili non diranno più messa, il problema è più ampio. Non si portano i bambini all'oratorio. Non più.
postato danordovest77 | giugno 13, 2008 12:03 | commenti (2)


giovedì, giugno 12, 2008
 

NON PORTATE I BAMBINI A TEATRO

Due persone in una stanza. Si guardano allo specchio, si ignorano. Cominciano a ballare, paralleli. Lui ha una camicia rossa, orrida. Lei ha un costume da bagno, un bikini. Nero con i puntini bianchi. E' scritto. Gli specchi sono due, in mezzo c'è un mobiletto sul quale è stato posato un libro con la copertina rovesciata, nascosta. Il prezzo del libro recita sedici euro, più o meno tre partite a tennis. Lui è senza scarpe ma indossa pantaloni eleganti, firmàti. Danza per non pensare al furto che ha subito al ristorante la sera prima. Gli hanno portato il conto di un altro tavolo e lo ha dovuto pagare perché in sala non era rimasto più nessuno. Centoquindici euro per una cena solitaria. Come posso aver mangiato tutte queste cose? Il cameriere lobotomizzato non lo ha degnato di uno sguardo. Il conto va sempre pagato ed è cattiva educazione non lasciare la mancia. Lei danza per non pensare all'incontro disastroso avuto la sera prima con il suo passato. Ha visto il cafone vestito di giallo con la cravatta bianca, hanno cenato insieme. Niente a che vedere con l'uomo che un giorno ormai lontano l'aveva fatta innamorare. Hanno provato a ricominciare nella macchina grigia comprata con un finanziamento, il cafone le ha sbottonato la camicetta verde, si è divertito un po' senza pensare a farla divertire. Un disastro annunciato. Lei danza davanti allo specchio su Blessed State degli Wire. Si gira verso suo marito, non si parlano da un mese. Lo guarda negli occhi e gli dice una frase che ha ascoltato al supermercato, in fila alla cassa. Non si portano i bambini piccoli a teatro: rompono i coglioni.  
postato danordovest77 | giugno 12, 2008 12:23 | commenti (3)


mercoledì, giugno 11, 2008
 

BOXE

Contro il luogo comune che vuole i candidati americani non dissimili, anche questa volta mi sembra di poter dire che lo scontro sarà pressoché totale. Noi italiani davvero dobbiamo essere gli ultimi a sbeffeggiare il quadro politico americano, noi che abbiamo veramente affossato ogni parvenza di confronto e di necessaria diversità. Noi, con il misero Veltroni ancora in sella al suo cavallo perdente, noi con una sinistra assente, scomparsa proprio quando ci sarebbe tanto bisogno di un contrappeso all'intolleranza e all'ignoranza di un governo di puttane, di picchiatori e di uomini delle caverne in libera uscita. Eccoli lì, invece, i due candidati: facce diverse di una medaglia che ha in mano un futuro senza ritorno. L'Iraq a dividerli, con l'insistita e patetica convinzione imperialista del candidato repubblicano. Come a dividerli sono le tasse, che in America come da noi restano lo specchietto più accecante per le stolte allodole che si recano in massa alle urne: necessarie per chi (Barack Obama) vuole portare lo stato sociale a un livello nuovo e finalmente vicino alle migliori abitudini europee, esagerate per chi (John McCain) vuole il tutto e subito neanche fosse un tossico in astinenza. Sulle questioni etiche si può notare l'esistenza di un concetto di sinistra, quello di Obama, che vacilla solamente quando si parla del matrimonio tra i gay. Dall'altra parte, McCain potrebbe fare danni irreparabili soltanto contro l'aborto, visto come il fumo negli occhi tranne in casi estremi (tipo lo stupro). Sono due candidati forti, i più rappresentativi delle due ali della politica statunitense. Sarà durissima per entrambi. Noi ci divertiremo, da lontano, sperando che vinca il più giovane... 

postato danordovest77 | giugno 11, 2008 12:41 | commenti (1)


venerdì, maggio 30, 2008
 

COME A TUCSON

Qualche anno fa i Cheap Wine erano più che una speranza, se ne parlava (in pochi ma buoni) con il rispetto che si deve alle band che hanno la classe dei grandi e il rigore degli indipendenti duri e puri. Ricordo che Steve Wynn si sbilanciò a loro favore, così vicino a quella ragione sociale, lui che dei Green On Red (autori appunto di Cheap Wine sul fantastico album Gravity Talks) era ed è praticamente un fratello. Crime Stories doveva essere il disco della svolta per la band marchigiana e, diciamolo subito, suona da dio. Una canzone come Temptation con tutta la sua potenza e la sua libertà non può passare inosservata. C'è tutto, dalle distorsioni al respiro, dalla ritmica al senso di inquietudine dovuto al tema centrale di tutto il lavoro: il crimine. Anche le ballate non deludono, penso alla sommessa Looking For A Crime e alla notturna Murderer Song. Le chitarre (compresa la slide) hanno un suono brillante e curato, le liriche sono sensate e non banali. E' un album solido, senza canzoni deboli, anche se manca la psichedelia sorpendente dell'ep Pictures (meno curato e ambizioso ma dall'impatto addirittura folgorante). E' quel buon rock di matrice americana, che detto così è di solito un modo per sminuirlo. Solo che stavolta trattasi davvero di buona musica, divertente e trascinante come nella Castaway che tanto mi fa pensare ai Crazy Horse, poetica ma non retorica, onesta. Peccato che di questa buona musica si siano accorti più o meno amici e parenti visto che gli altri erano impegnati a cercare la next big thing da qualche parte, e si sa che la next big thing non può suonare come i Del Fuegos o come i Dream Syndicate. Se non ebbero gloria quei gruppi incerdibili come possono averla i loro figliocci per di più italiani? Giusto che sia andata così ma non chiedetemi di togliere il disco dal lettore proprio ora che sono arrivato a Tryin' to lend a hand, ballad desertica che sembra uscita direttamente dalle registrazioni di Here Come The Miracles. [CHEAP WINE. Crime Stories. 2002.]   
postato danordovest77 | maggio 30, 2008 17:19 | commenti


giovedì, maggio 29, 2008
 

HE GOT GAME

Gara5 sul 2-2 ha le sembianze di una gara7, ne ha il pathos, ne ha il fragore. Stranamente, forse su imbeccata degli arbitri che fischiano tutto memori della rapina effettuata la notte precedente ai danni dei San Antonio Spurs, la partita ha da subito un punteggio alto, più tipico della Costa Ovest. Andiamo sopra di 5 grazie anche a due canestri di Big Perk e alla prima tripla di Ray Allen, da alcuni espertoni considerato meritevole della panchina dopo 8 mesi filati in quintetto. Si sono lette cose abominevoli nelle 48 ore di riposo: si chiedeva da più parti l'utilizzo limitato della guardia da Connecticut a favore di Eddie House e di James Posey, due che messi insieme non hanno la metà del talento di Ray. Uno che segna 17 punti a partita nella stagione regolare, che segna più di tutti all'All Star Game, il secondo tiratore da tre della storia NBA nonché tiratore superbo dalla lunetta, uno che difende benissimo sui folletti avversari (leggasi lo sguasciante Richard Hamilton) dovrebbe lasciare minuti a due onesti professionisti che non posseggono un movimento offensivo al di là del tiro da tre? Doc Rivers va col talento, lascia fuori le riserve (che alla fine metteranno a referto 3 punti su 106, grazie a una tripla dello stesso Posey), dà ai titolari l'onore e il dovere di giocarsi una stagione. Si va sotto di 8, si soffre, si subiscono le triple chirurgiche dell'atipico Wallace, uno che fa la metà di quello che potrebbe. Poi Kevin Garnett si sceglie una mattonella e arriva la notte per i Pistons. Il numero 5 è un killer, mentre Perkins sotto le plance mette in scena la personale replica di Un Mercoledì Da Leoni. Alla fine saranno 18+16 per il giovane centro, alla sua partita della vita (almeno finora). Piano piano si pareggia, poi si allunga fino al +17, sembra fatta ma Detroit si regge sulle triple e sui guizzi di Hamilton che approfitta del panchinamento di Allen per segnare 7 punti in un amen. Il quarto periodo è da crisi mistica, con tanto di madonne e di demoni che si alternano sullo schermo. Due falli di Rondo (13 assist ma 3-14 dal campo) trasformano il finale nella giostra dei tiri liberi dalla quale esce a testa altissima il vincitore che oggi ha la faccia magra e fiduciosa di Kevin Garnett. Per la cronaca, Ray Allen ha segnato 29 punti. Altro che panchina!
postato danordovest77 | maggio 29, 2008 11:57 | commenti (1)


mercoledì, maggio 28, 2008
 

CRASH

Non sapevamo che l'uomo che ci stava portando (in taxi) all'aeroporto non aveva mai preso la patente. Il sospetto ci venne al primo semaforo quando partì di seconda però con la macchina in corsa sembrava spigliato e abile. Non avevo il coraggio di guardare in faccia Luca, già sapevo che nella sua testa i pensieri correvano allo stesso modo dei miei. Mi ero svegliato pensando al volo, ai vuoti d'aria, e mi toccava assistere in prima persona alla corsa sbilenca di un invasato che aveva scelto noi come testimoni della sua guida clandestina. Azzardò un sorpasso su un rettilineo lunghissimo circondato da fabbriche fumanti: il taxi rimase a sinistra per un tempo che ci sembrò infinito finché non si rimise perfettamente in ordine prima che accadesse qualcosa di nefasto. In quel momento tutto ciò che provavo era fiducia, talmente forte da non farmi proferire parola. La nostra fiducia autoimposta ci vietava di distrarre in alcun modo lo sconosciuto al volante. Su un cavalcavia il traffico ci apparve confuso e pericoloso, le macchine occupavano le corsie in modo disordinato. Il nostro autista si spostò a sinistra, stanco di avere qualcuno davanti: cercava uno spazio vuoto per vedere al di là del proprio naso, uno spazio tutto per sé. Questo, però, non era possibile, non in quel momento. Una fila di macchine si avvicinava frontalmente, da noi (finalmente) partirono urla di allarme. L'autista si spostò all'estrema sinistra, rallentò e tornò indietro riportandoci in una posizione meno inglese. Esultammo, urlammo la nostra gioia, pensammo per un minuto (e glielo dicemmo) che quell'uomo fosse un genio. Poi mi resi conto che ci stavamo allontanando dall'aeroporto e, soprattutto, realizzai che quella che avevamo visto come una manovra rivoluzionaria fu possibile soltanto perché tutte le macchine che viaggiavano dalla parte giusta si erano fermate all'unisono.

postato danordovest77 | maggio 28, 2008 11:09 | commenti (1)