La Calma Necessaria a Boise (Idaho)

 

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la testa nel nordovest americano, i piedi troppo fermi nel midwest italiano

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mercoledì, luglio 01, 2009
 

PSICOSI

Quasi quasi mi inietto un veleno in corpo. Da domani avrete tutti il culto di me. Vi stringerete in preghiera, farete di me un'icona, non si sa bene di cosa purché sia un'icona. Vi commuoverete dopo avermi visto ogni giorno e avermi ignorato. Farete piovere lacrime nonostante dei miei trentadue anni non ci sia una cosa che vale la pena di essere ricordata. La morte santifica. Dunque se Michael Jackson oggi è il re del mondo, io posso almeno sperare di ricevere un piccolo titolo nobiliare. Ho deciso: mi avveleno.  
postato danordovest77 | luglio 01, 2009 11:27 | commenti (4)


martedì, giugno 30, 2009
 

MEMORIE DI UNA TESTA TAGLIATA

Il freak improvvisa un orrendo balletto qua davanti, neanche fossimo in un film malato dove non si sa mai cosa è reale e cosa è puramente simbolico. Si piega in avanti, poi si desta ostendando la propria magrezza. Mi guarda, mi fa capire di aver vissuto sempre nel quartiere. Questa strada è casa sua. Mi fissa. Per un lunghissimo minuto non si muove, resta inerme a guardarmi. Pare un mimo, pare prendermi in giro. Poi chiede una sigaretta, poi un po' d'acqua, infine un euro. Chi glielo ha insegnato? Possibile che anche il freak del quartiere subisca la legge della malavita organizzata che pilota abitualmente i venditori di calzini? Più probabile che nel suo cervello sia sopravvissuto un po' di opportunismo. La figura inquietante svanisce: alla fine di tutto c'è sempre un euro. Che bella vita...    
postato danordovest77 | giugno 30, 2009 11:45 | commenti


sabato, giugno 27, 2009
 

THRILLER

La trasformazione cronenberghiana di Michael Jackson da nero a bianco (nonché da ballerino a ectoplasma) è il punto esclamativo sullo shock esistenziale altrimenti chiamato crisi di identità. Anche i miei occhi hanno cambiato colore, involontariamente. Anche la mia vita ha un prima e un dopo. Questo è l'unico vero motivo per ricordare un uomo che ha sacrificato la propria felicità per diventare il simbolo di una nuova etica. I documenti servono soltanto per evitare che un terrorista faccia saltare per aria le nostre piccole certezze. Per il resto, possiamo stracciare tutto. Si può vivere due volte, si può cambiare pelle come i serpenti e proprio perché lo fanno già i serpenti non dovrebbe essere una rivelazione così sconvolgente. Ciò che disturba è la malattia nella trasformazione, specchio impietoso del nostro mondo. Malato, spaventoso, inevitabilmente imperfetto. Passeggero come il tempo, promiscuo come la nostra pelle. E' inutile nascondersi dietro la favola del perbenismo: il mondo è questo e dobbiamo tenercelo, sempre che non si preferisca morire. Lunga vita alla nuova carne!        

postato danordovest77 | giugno 27, 2009 18:56 | commenti


venerdì, giugno 19, 2009
 

UN SUICIDIO ANNUNCIATO

Abbiamo una retrocessa. Così commentai con il mio amico Claudio la sostituzione di Ventura sulla panchina del Pisa con l'impresentabile Bruno Giordano, di gran lunga il peggior allenatore nella storia del calcio mondiale. Eppure il Pisa sembrava in grado di cavarsela senza problemi, conquistando 5 punti nelle prime tre partite giocate sotto la guida di un uomo che, con il passare del tempo, ha assunto in modo inquietante le sembianze di Alberto Sordi. Poi è arrivato il sacrosanto tracollo, previsto anche (in tempi non sospetti) da Pietro Pagliarella che, in televisione, si era sbilanciato quando il Pisa aveva ancora una classifica decente. Anche il Guerin Sportivo aveva prontamente criticato l'esonero di Ventura (molto amato dai tifosi e più volte esaltato dai loro cori durante la successiva gestione tecnica) soprattutto in considerazione del fatto che al suo posto fosse stato scelto il disastroso Giordano, reduce da una straordinaria retrocessione alla guida del Messina, autentico capolavoro preceduto da una lunga serie di fallimenti. Io e Claudio eravamo in  buona compagnia, insomma. Le telecronache delle partite internazionali acquistavano in competenza e in dialettica con l'arrivo sotto la Torre dell'ex bomber laziale, finalmente tolto da un ruolo da lui occupato con la palese intenzione di proporsi a dirigenti che amano pascolare distrattamente in poltrona. Della stessa tattica, quella di sponsorizzare se stessi in televisione per trovare una panchina, sono grandi maestri Mario Somma, Gigi De Canio e il tragico Andrea Agostinelli, l'unico a rivaleggiare con Giordano per quantità e qualità di brutte figure collezionate in carriera. L'ultima giornata di campionato, seguita in diretta insieme a un amico, mi ha regalato la faccia sconvolta di Giordano (già sommerso dai fischi dopo un'intera partita senza tiri in porta da parte del suo Pisa) nell'attimo in cui ha capito che il gol di Zambrella lo aveva condannato alla retrocessione diretta. E' stato un momento impagabile, ampiamente previsto e per questo ancora più gustoso. L'altra sera, per commentare la ridicola partita Sud Africa-Nuova Zelanda (ben altra cosa si fosse trattato di rugby) la RAI, con i soldi dei contribuenti, ha prontamente riesumato la tristezza di Giordano, un borghese piccolo piccolo... 
postato danordovest77 | giugno 19, 2009 13:13 | commenti (2)


giovedì, giugno 18, 2009
 

LA PECORA NERA

L'università di Washington è una delle più importanti di tutta la nazione. Per noi appassionati di pallacanestro è soprattutto il college dove hanno giocato Nate Robinson e Brandon Roy, due tra i più esaltanti interpreti del gioco anche ora che partecipano al campionato NBA. Il secondo è tra l'altro rimasto nel Pacific Northwest visto che indossa con pieno merito la casacca dei Portland Trail Blazers, dei quali è la stella indiscussa. Tra i laureati a Washington c'è anche un vero mito, quel Kyle MacLachlan che festeggia il compleanno il 22 febbraio (come me) e che sarà sempre nel mio cuore per aver interpretato il favoloso personaggio dell'agente Dale Cooper nel serial Twin Peaks. Tornerò spesso a parlare degli illustri personaggi provenienti da quella parte geografica degli Stati Uniti. Per il momento preferisco partire dal basso, dal più ignobile degli studenti del prestigioso ateneo: Amanda Knox. La menzogna e il vittimismo sono il suo pane quotidiano, i media (specialmente italiani) i suoi folli sceneggiatori impegnati nel tentativo di farla apparire gradevole. Ci tocca sapere che lei ama, soffre, legge, scrive. Dobbiamo sapere per forza che ha tanti ammiratori e che ha cambiato look ed è sempre più bella. Dobbiamo anche sentirle dire di essere stata vittima di minacce e di percosse da parte delle guardie. Come se questo c'entrasse qualcosa (ammesso che sia vero) con l'omicidio di una ragazza che vittima lo è certamente. Devono ricordarci che Amanda è un essere umano. Ecco, lo sappiamo che è un essere umano ma non sarebbe meglio se (sui giornali e in televisione) di tutte queste minchiate si parlasse dopo la sentenza e non prima? Non sarebbe meglio spegnere le luci? Per decenza, quantomeno.  
postato danordovest77 | giugno 18, 2009 18:40 | commenti


mercoledì, giugno 17, 2009
 

DIMMI CHE TI FACCIO SCHIFO E TI DIRO' CHI SEI

Non ho abbastanza tempo per badare a ogni cosa. E' già tanto se riesco a leggere quello che ho davanti. Questi megafoni sono un invito alla distruzione quanto la tastiera che si mangia le lettere. Non so se ho bisogno dell'aspetto ludico della vita all'aria aperta, non so se sia giusto ascoltare domande sul gossip locale, so che è giusto non rispondere se non con un vaffanculo. Come fa a uscire una enne dalla tastiera al posto di una esse se i due tasti non sono neanche vicini? La mia faccia basita è la stessa di quando le cose non vanno come vorrei o di quando la risposta a una mia domanda non è quella che mi aspettavo. La mia faccia, quando mi accorgo che il gossip locale è diventato un aspetto fondamentale della vita delle persone, è la stessa di chi vorrebbe entrare nella redazione del TG5 con mitra e passamontagna (giusto per guardare in faccia quei pezzenti mentre se la fanno sotto).    

postato danordovest77 | giugno 17, 2009 11:39 | commenti (2)


martedì, giugno 16, 2009
 

L'ultima dea

Una volta le dive avevano i nomi di Audrey Hepburn piuttosto che di Marilyn Monroe, oggi ci dobbiamo accontentare di Paris Hilton. Ve la meritate, Paris Hilton. Così direbbe un Nanni Moretti furioso al bar. C'avesse almeno scopato, con quel tamarro di Cristiano Ronaldo! Invece no, solo un po' di pubblicità per entrambi, ben attenti che i fotografi fossero tutti appostati. Esiste un'alternativa alla deriva di Hollywood e al declino delle sue dee? Ci ho pensato tanto. Alla fine mi sono arreso al meticciato di Natalie Portman, predestinata (ricordate Léon?), mai banale nelle scelte, colta (si è laureata ad Harvard e parla sei lingue), impegnatissima nel sociale (come Audrey Hepburn), ovviamente bellissima. Certo, il suo cachet non porterà via la metà del budget di un kolossal, statuette non ne ha ancora sistemate sugli scaffali di casa e tutto sommato in giro c'è gente più famosa (Paris Hilton, appunto, ma pure Miley Cyrus). Eppure la ragazza nata a Gerusalemme ha solo 28 anni, nonostante sembri una veterana, ed è pronta per il decollo...  
postato danordovest77 | giugno 16, 2009 12:07 | commenti (4)


sabato, giugno 13, 2009
 

Falò

Ieri, al bar.


Riunione di lavoratori di mezza età. Uno prende la parola, il momento è solenne.


Noi tenamo da sostene' chigl'. Come si chiama? Zangrilli!


Intendeva Iannarilli.


Il mio odio questa settimana se lo è guadagnato questo ritardato che è lo specchio di come vanno le cose in Italia.


Il fatto che il suo voto valga come il mio mi fa venire voglia di dare fuoco a qualcosa a caso. Tipo a un disco dei Sud Sound System. O a un essere umano, magari di destra. Magari giovane ché i vecchi puzzano. Ovviamente maschio ché almeno le ciunnette so' belle da guardare.

postato danordovest77 | giugno 13, 2009 16:37 | commenti (5)


venerdì, giugno 12, 2009
 

RIVER

C'è un'età che ferma la vita di alcune star, un momento in cui questi eroi baciati dal talento e dal successo pagano (tutto insieme) il conto con quelli del piano di sopra. E' l'età giusta per entrare nell'immaginario e nel culto della gente per non uscirne più, è l'età giusta per fissare un essere umano nella storia e renderlo eterno come una canzone o come un quadro. Non si fa in tempo a peggiorare, non si fa in tempo a invecchiare. La morte prematura (si dice sempre così, in verità, pure a novant'anni) di un eroe è l'ultima beffa verso noi comuni mortali, costretti invece a subire i vuoti e le umiliazioni di anni e anni di mediocrità. Loro, gli eletti, bruciano in un attimo e restano grandi per sempre, senza scendere dal piedistallo. C'è però chi a quell'età non ci arriva nemmeno. 


Il Metolius River è un fiume del Pacific Northwest, un corso d'acqua che attraversa il selvaggio verde dell'Oregon e che rappresenta un luogo protetto dal governo. E' fin troppo facile accostare l'Oregon al leggendario film Stand By Me di Rob Reiner e a una storia che ha cambiato molte vite oltre a quelle dei suoi personaggi. Uno dei giovani attori di quel film proveniva dalla cittadina che prende il nome da quel fiume. Diventò una star di Hollywood. Troppo presto. Michael Stipe gli avrebbe dedicato Monster, album struggente e follemente elettrico. Per noi resterà un simbolo disperato e romantico caduto su un marciapiede della cupa Los Angeles.          

postato danordovest77 | giugno 12, 2009 12:04 | commenti (1)


giovedì, giugno 11, 2009
 

UNA STORIA DI PROVINCIA

Ho visto Glen, guidava sotto il sole con addosso una camicia gialla che per un attimo ha offuscato il ciuffo ben curato (e degno della sua fama). Sembrava ringiovanito dall'ultima volta, finalmente deve essersi arreso all'idea di non essere più idolatrato. Anch'io, se non avessi puntato casualmente il traffico proprio in quel momento, non mi sarei accorto del suo passaggio. E' l'unico abitante della città a portare quel nome e, come tutte le persone che per qualche motivo sono uniche, ha perso da tempo la speranza di diventare qualcuno. Come dire, il successo scritto nell'anonimato. Lui che invece anonimo non può essere si permette di passare con lo stereo della macchina che spara in repeat Five Years degli Yo La Tengo, una canzone che lo ha talmente rincoglionito che ormai non suona altro, non canticchia altro, non ascolta altro. Sempre Five Years, senza se e senza ma. Avevamo un accredito per il concerto di Ferrara ma non gli ho detto niente. Non avrebbe retto in nessun modo. Si sarebbe ubriacato nell'attesa, con il rischio praticamente certo che poi quella canzone non l'avrebbero neanche suonata. In ogni caso parlare con lui è un evento. Ha smesso di fumare, gli è rimasta una canzone come vizio. Ha smesso di frequentare tutti i bar nei quali uccideva il proprio (dignitoso) stipendio. Ha smesso, ovviamente, di comprare dischi. I Pink Mountaintops gli piacerebbero tanto, lo farebbero tornare all'antico splendore di cultore del rock'n'roll. Glen, che strano nome per uno che vive in Italia, ha scelto di andare avanti, di sperimentare. Una canzone: unica concessione ai valori di un'altra vita...       
postato danordovest77 | giugno 11, 2009 12:39 | commenti


mercoledì, giugno 10, 2009
 

UNA STORIA VERA

Il sindaco David Bieter tiene alta in America la bandiera basca, come tradizione vuole a Boise, città gemella di Guernica. Cos'ha in comune l'Idaho con i Paesi Baschi? Niente, eppure è proprio da queste parti che pullula l'incomprensibile idioma appartenente al ceppo etnico più misterioso (e orgoglioso) d'Europa. E' di esplosioni mirate, non rivolte alla folla, che avrebbe bisogno il mondo per ricominciare da capo: molti nel nord della Spagna lo sanno. A Boise invece le cose vanno diversamente. Qua Bieter oltre che sostenere Obama (nel feudo repubblicano che è l'Idaho) sta lavorando sulle idee costruttive. Il pacifismo incline al silenzio dei Baschi in America è dunque una realtà sorprendente se si guarda al sistema battagliero della poltica separatista ma, tutto sommato, non sconvolge all'interno di una nazione che invece ai Baschi non ha tolto, casomai ha dato. Il nostro primo cittadino si gode la propria splendida realtà, una delle più evolute e vivibili di tutti gli Stati Uniti, e ricorda ogni giorno alla comunità che l'obiettivo è quello di scalare tale classifica fino al primo posto. Lo fa in un momento di crisi mondiale, puntando sulla gestione propositiva ed etica del lavoro, sull'occupazione e sulle idee. Lo fa nel segno della continuità ma con la voglia di migliorare dimostrandoci quanto sia bello che in poltica, da qualche parte nel mondo, ci sia chi non si adagia sugli allori...  
postato danordovest77 | giugno 10, 2009 18:58 | commenti


venerdì, giugno 05, 2009
 

STEVANIN

Ho battuto la testa. Non ricordo quelle foto, ho buttato la testa. Il campo interminabile ospita un trattore che pare fermo. Le lettere della pagina si sovrappongono, la vista si perde. Bianco. Ho battuto la testa contro il trattore, mi hanno detto che avrei condotto una vita disimpegnata, senza lavoro né amore. A quel punto, pensandoci bene, sarebbe stato uguale dedicarmi al crimine della pornografia. Un attimo: quale crimine? Che male c'è nel collezionare migliaia di foto pornografiche scattate da me in persona? Erano belle, quelle puttane, non volevo mica sotterarle sotto il campo! Ci sono finite per sbaglio, come in un sogno avariato...   
postato danordovest77 | giugno 05, 2009 19:13 | commenti (2)


mercoledì, giugno 03, 2009
 

AMONTILLADO!

Portami nella più cupa delle grotte, indicami la strada del delirio. E' Carnevale, niente è più importante delle tue meravigliose parole, niente mi stordisce più di una ballata nella quale organo e fisarmonica bruciano la melodia fino a renderla cenere. Il piano è scritto, lo hai persino dichiarato ma la follia detatta dal vino e il miraggio di un vino ancora più pregiato mi offuscano la mente. Perso nel buio comincio a piangere. Spero sia solo un brutto sogno...




 

postato danordovest77 | giugno 03, 2009 11:51 | commenti (1)


lunedì, giugno 01, 2009
 

DA CHE PARTE STAI?

Non so se tutti se ne sono accorti ma tra qualche giorno voteremo. Mi pare non si avverta un'urgenza politica nelle parole e negli occhi che mi circondano. Forse mai come questa volta non si parla di destra, di sinistra, di scelte sofferte né tantomeno di eventuali festeggiamenti. Butteremo un occhio pigro ai risultati ma il cuore non batterà forte come quella volta in cui girammo la città in macchina e portammo il pallone in mezzo alla gente per deridere l'omonimo personaggio locale. Erano davvero altri tempi anche se il vuoto c'era già: il bello è che non lo vedevamo. Oggi vado oltre il tifo politico e penso a quanto sia (in)giusto lasciar correre tutto e accettare da chi mi sta (più o meno) vicino scelte sempre più squallide. Non sarebbe meglio usare parole forti e non nascondere il mio disgusto dietro un sorriso conciliante? Non sarebbe meglio cominciare a considerare davvero complici di un delitto sociale le persone, pur gradevoli e intelligenti (il che rende il tutto ancora più triste), che ancora una volta sceglieranno di farsi rappresentare dai protagonisti di una forza politica che del fascismo più bieco ha il contenuto, cioè il nulla, e del cabaret la forma?  

postato danordovest77 | giugno 01, 2009 18:39 | commenti (10)


sabato, maggio 30, 2009
 

THE GUN CLUB

Genio è un termine, di certo abusato, che fa riflettere. Più o meno indica un essere umano con qualità non comuni, rare, quasi uniche. Indica e definisce persone che hanno cambiato il destino del mondo anche con una sola scoperta o con una sola rivoluzione. Se pensiamo a quante persone vivacchiano nella mediocrità e nella sofferenza, se pensiamo all'infelicità e alla nullità che invadono il nostro tempo è ovvio che chi ha il dono e la fortuna di staccarsi da terra non può che somigliare a un semidio più che a un mortale. Phil Spector era, è, uno di questi dei scesi sul nostro pianeta. Per la verità il produttore di meravigliosi singoli pop, inventore del celeberrimo wall of sound, è sceso ulteriormente fino al baratro dei diciannove anni di carcere ai quali è stato condannato per l'omicidio di Lana, una delle tante vittime di quella tragica e ammaliante luce hollywoodiana che David Lynch fissò nell'immenso e disturbante Mulholland Drive. Non ci si aspettava una decisione così spietata dalla giuria, forse perché da Los Angeles ci si aspetta sempre (O.J. Simpson insegna) il trionfo dei soldi e della fama. Stavolta le luci si sono spente e nessuno le riaccenderà...     

postato danordovest77 | maggio 30, 2009 12:05 | commenti


venerdì, maggio 29, 2009
 

IL PAESE IRREALE

Non ho mai fatto tanta strada in macchina in un giorno solo, non sono come Andrea che ogni fine settimana risale la nazione con la facilità di un pendolare qualsiasi. Mi trovo qui, in un'altra provincia, ed è già una cosa strana. Sentire il mare prima di vederlo, attraversare questo piccolo paese dove le strade a doppio senso sono strette e vuote: tutto questo potrebbe farmi dimenticare il motivo per il quale ho messo la sveglia alle 5 in punto. C'è un parcheggio che sembra enorme per quanto è deserto. Lascio la macchina all'ombra di un alberello, tanto per non rischiare che prenda fuoco. Scendo e mi avvicino al palazzo comunale passando per le scale esterne, quelle che intorno hanno solo piante e fiori. Da fuori il palazzo appare come una superba villa, una cattedrale nel deserto, un orizzonte perduto. Suono il campanello. Silenzio. Ci riprovo. Ancora un inquietante silenzio. Che faccio? Dal palazzo alla casa più vicina c'è un chilometro di strada in salita al 20% di pendenza. Sembra di camminare sul posto, di non arrivare mai. C'è un sole mortale che violenta la mia divisa ufficiale. Proprio qui dovevo andare a sbattere per guadagnare mille euro in un giorno solo? "Sono il sindaco". Un uomo con la barba grigia, ben vestito ma (beato lui) senza giacca, capisce che non sono di passaggio. "Ecco le chiavi". Torno indietro correndo per recuperare un po' di tempo: mi hanno detto di fare in fretta perché il documento scade con il cambio di data. Nel palazzo non c'è nessuno, ovviamente, ma la cosa più inattesa è la totale mancanza di materiale di ogni tipo negli armadi. Nessun documento, nessun registro, nessun archivio. Cerco ovunque, nel contenuto improbabile dello splendido guscio che avevo ammirato al mio arrivo. Sfinito mi riposo a terra, spalle al muro. Sulla parete di fronte qualcuno ha scritto con un pennarello nero una parola incompleta: "nie". Forse ciò che mi hanno chiesto di trovare è l'assenza.         

postato danordovest77 | maggio 29, 2009 11:53 | commenti


giovedì, maggio 28, 2009
 

Le mie droghe preferite: 22 movies (update)

M Butterfly (David Cronenberg)

Casino (Martin Scorsese)

Primo Amore (Matteo Garrone)

Freaks (Tod Browning)

Elephant (Gus Van Sant)

The Big Sleep (Howard Hawks)

La Grande Bouffe (Marco Ferreri)

Mulholland Drive (David Lynch)

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola)

Breakfast at Tiffany's (Blake Edwards)

La Mariee Etait en Noir (Francois Truffaut)

Picnic at Hanging Rock (Peter Weir)

The Wild Bunch (Sam Peckinpah)

Rosemary's Baby (Roman Polanski)

L'avventura (Michelangelo Antonioni)

It's a wonderful life (Frank Capra)

Deliverance (John Boorman)

The Philadelphia Story (George Cukor)

Aguirre, der Zorn Gottes (Werner Herzog)

Funny Games (Michael Haneke)

Ed Wood (Tim Burton)

Citizen Kane (Orson Welles)


 

postato danordovest77 | maggio 28, 2009 13:26 | commenti (2)


mercoledì, maggio 27, 2009
 

GIOVANNA

Stare zitti è ciò che viene richiesto a chi vuole sopravvivere sotto il potere fondato (per venti lunghissimi anni) sul nulla. Stare zitti davanti al vuoto assoluto di argomenti e di idee proposto da un uomo ignobile e dai suoi disgustosi burocrati. Il fascismo non può durare in eterno perché, grazie a dio, nella vita esiste la sconfitta: un popolo (mal)educato alla vittoria non può sopportare l'inganno e, una volta verificata la mancanza di contenuti, fa saltare le teste. Ida non vedrà più la luce della libertà ma quella sua corsa nella pioggia fuori dal manicomio ricorda la folle corsa del partigiano Milton verso la verità scomparsa. I suoi occhi sono gli stessi di Olivia De Havilland ne La Fossa dei Serpenti, occhi traditi dalla giustizia. La sua debolezza è la stessa di chiunque si perde nella magica e infame illusione di una missione. Vincere è la storia di una donna, è la storia dei suoi silenzi, della sua disperazione, ma è anche la storia di un popolo che non sa fare a meno degli abusi di potere. I mostri più insopportabili sono i burocrati, i militari, i piccoli uomini al servizio di un capo ridicolo e agghiacciante. A quel punto, quando li abbiamo davanti, irrimediabilmente superiori a noi, tanto vale immolarsi e farli saltare in aria...   
postato danordovest77 | maggio 27, 2009 12:03 | commenti


martedì, maggio 26, 2009
 

PLAINVIEW

C'è un posto in fondo al cuore riservato al bene. Un posto dove tutto è roseo, dove il prossimo non ruba e dove nessuno ci tradisce. Più questa zona si rimpicciolisce e più ci sentiamo intimamente deboli anche se dall'esterno non si direbbe. L'odio, se giustificato, è un sentimento nobile, altissimo. L'odio per l'avidità, per l'inganno, per la menzogna e per le buone maniere di facciata è un sacrosanto esempio di civiltà. L'odio però acceca, esalta, smuove. Così ci costringe ad abbandonare i nostri figli, ci allontana dalla legge, ci fa imbracciare le armi. La vita di Daniel Plainview è il riassunto della nostra crisi, è l'inizio della nostra fine. Non c'è speranza nel prossimo a meno di non lasciarsi scivolare le cose addosso. Dunque non ci resta che ammirare il pozzo di petrolio in fiamme, maestoso e infernale. 
postato danordovest77 | maggio 26, 2009 12:14 | commenti (2)


sabato, maggio 23, 2009
 

LYNCH

Avvicìnati al ciglio della strada. Férmati. Questo suono assordante è ciò che penso di te. Ogni altra cosa che ti verrà in mente è tempo perso. La verità è simile a un'autostrada vuota. Semplice, dritta, senza ostacoli. Quelli ce li siamo sempre inventati...
postato danordovest77 | maggio 23, 2009 19:59 | commenti


giovedì, maggio 21, 2009
 

NEVE A OVEST

Chi pensava che Alela Diane (nome proprio di persona, quindi nelle enciclopedie del rock e sugli scaffali dei negozi andrà sistemata alla lettera A, non alla D come pensavo fino all'altro giorno; di cognome fa Menig) avrebbe rischiato di ripetere la formula straordinariamente efficace del debutto The Pirate's Gospel si è imbattuto in una seconda rivelazione, forse più importante. Se il talento folgorante della giovane californiana era parso quasi irritante per aver disseminato tanta grazia in un'opera prima realizzata con pochi mezzi e sconosciuta ai più, la maturità del secondo album To Be Still non sacrifica nulla in termini di pathos ma aggiunge tantissimo nei suoni e nella varietà dei dettagli. Le ballate di Alela Diane sono fiabesche e insieme struggenti, le parole scorrono senza sussulti né forzature, sempre aggraziate e rotonde. La sua è una California inedita, dove compare inattesa la neve. I suoi sono canti di fantasmi, di fughe e di abbandoni affrontati con il malinconico sorriso di chi prima o poi tornerà a casa. Inutile soffermarsi sui singoli titoli, sarebbe soltanto un'infinita lista di elogi. Potrei limitarmi a dichiararmi innamorato di To Be Still, di Every Path e di Tatted Lace. In America si parla tanto di alternative country ma la verità è che un'artista di questo livello ha un valore universale che trascende le etichette. Basta avvicinarsi al dvd allegato all'album nel quale Alela, insieme (tra gli altri) al padre musicista, disegna sul palco del parigino Olympia le trame del suo già immortale percorso, per capirne la grandezza. Basterà farsi trovare in prima fila a un suo concerto per avere la certezza che il mito può avere anche ventisei anni. [ALELA DIANE. To Be Still. 2009.]
postato danordovest77 | maggio 21, 2009 19:46 | commenti (1)


venerdì, maggio 15, 2009
 

ITALIANS

Eccolo, il vigile. Con il sigaro acceso, vezzo discutibile essendo in orario di servizio e non alla festa di laurea della propria sorella. Si avvicina con passo felpato a una delle due macchine in divieto di sosta. Accanto a lui la collega scrive con decisione: la multa è ormai cosa fatta. Attendono lo sventurato che ha dovuto parcheggiare davanti all'unico ufficio postale dell'universo conosciuto privo di parcheggio. Probabilmente quell'uomo avrà pagato un minuto prima le bollette che ogni due mesi lo fanno smadonnare. Buongiorno. Il fumo del sigaro irrita gli occhi e i polmoni del giovane colpevole.


Credo vogliate sapere perché l'altra macchina in divieto di sosta non ha ricevuto la multa...

postato danordovest77 | maggio 15, 2009 13:28 | commenti (5)


mercoledì, maggio 13, 2009
 

HENRY LEE

Sono nato nell'America più becera e arretrata, circondato dalla violenza. Se esiste in questo mondo la redenzione nessuno mi ha mai informato. La mia vita è, da allora, una corsa verso l'inferno. Con qualche pausa, certo; con un timido tentativo di scacciare i miei demoni. Con tante false parole. Niente ha però fermato la mia disperazione, tranne il sacrosanto carcere a sud. Ho sempre ragionato per numeri, ho voluto esagerare per essere sicuro di non poter essere superato neanche dopo la mia morte. Il mio socio non aveva etica, al contrario di me. Mi faceva schifo, era un cannibale. Era un uomo senza cuore. Nessuno di voi può capirmi, nessuno ha idea di cosa ho passato. Questo mondo non merita altro che la morte. Il mio viaggio non ha nulla di affascinante, nulla che possiate trovare nel programma di un'agenzia turistica. Dite che l'America è favolosa e spettacolare? Dite che l'America è un sogno? Vuol dire che non avete mai incontrato uno come me...


(Henry Lee Lucas morì nel 2001, quando le Torri Gemelle erano ancora in piedi)  

postato danordovest77 | maggio 13, 2009 11:58 | commenti (2)


martedì, maggio 12, 2009
 

GRATTA E VINCI

La sconosciuta Radicofani, borgo circondato da una vallata dove si potrebbe nascondere un cadavere senza alcuna possibilità di essere scoperti, è un bel posto per vivere a patto di fare a meno della discoteca, della movida, dello smog e della passeggiata romantica il sabato al centro commerciale. Tutto ciò di cui ho bisogno è una piccola bottega per fare la spesa, un'enoteca dove ubriacarmi in santa pace la sera, un campo da tennis una volta trovato un avversario, una bicicletta per tenermi in forma. E una casa, ovviamente. La troverei a prezzi ridicoli, inferiori a quelli della mia sopravvalutata e cafonissima città. Quasi quasi... 
postato danordovest77 | maggio 12, 2009 13:29 | commenti (3)


giovedì, maggio 07, 2009
 

CROSSROADS

Niente in musica è più perverso del blues, niente è più cannibale della Musica del Diavolo. Le divinità delle strade proteggono da sempre l'origine africana dei canti oscuri dell'uomo. Al bianco è permesso avvicinarsi con rispetto e con la condivisione minima dello stato di incurabile incoscienza che avvicina le parole all'orrore della non vita. L'America diventa nei decenni la nuova patria, affitta il diritto alla licantropia, si erge a casa del delitto. Il blues diventa politica, si fa sfruttare, si normalizza fino al momento in cui la nuova ondata, bianca e sporchissima, lo vomiterà sull'asfalto infuocato per ricordare a tutti che Dio e il Demonio vanno insieme a puttane tutte le sere...
postato danordovest77 | maggio 07, 2009 13:33 | commenti


mercoledì, aprile 22, 2009
 

UN GIUDICE

L'arbitro è una figura meschina, un uomo frustrato che ha bisogno quasi quotidianamante di ergersi al di sopra delle parti per sentirsi importante, per esercitare il potere su altri esseri umani che nella vita di tutti i giorni hanno più talento e più fortuna. Questo è ciò che ho sempre pensato, questo è il minimo che possiamo aspettarci da questi loschi individui che non hanno alcuna ambizione se non quella di decidere il destino degli altri interpretando o reinventando regole che spesso fanno soltanto finta di conoscere. L'arbitro sa di non poter uscire dal campo tra gli applausi, la sua possibilità migliore è quella che prevede di non essere insultato o malmenato. Sa di poter prendere per il culo chi da lui è giudicato e comandato ma è il primo a offendersi se qualcuno osa parlare. Tutto questo è la prassi. Poi c'è chi va oltre, come quelle brave persone che hanno truccato tramite fischietto, scientificamente, un intero campionato. E' capitato nella pallacanestro italiana, poteva capitare anche nei campionati amatoriali di calcio a cinque. Perché il sogno dell'italiano medio è fottere il prossimo e non c'è nessuno più medio (nel senso di mediocre) di chi sceglie di fare l'arbitro.

postato danordovest77 | aprile 22, 2009 12:03 | commenti (5)


sabato, aprile 11, 2009
 

MILLENOVECENTOSETTANTOTTO

Dan White fu eletto nel consiglio comunale di San Francisco nel 1977 dopo una vita colma di valori bigotti. Cattolico, fu prima militare in Vietnam e in seguito poliziotto nella città del Flower Power. Il suo viso teso in una famosa fotografia nella quale incontra il collega Harvey Milk spiega perfettamente la debolezza di un uomo che si appellava a Dio per coprire la propria totale mancanza di cultura. Il vero conservatore non può sopportare chi ha più fortuna di lui pur non facendo parte di nessun disegno sociale canonico. Il vero fascista non tollera chi non rispetta un percorso tradizionale né chi si dimostra imprevedibile. Il vero fascista ha il potere ma si lamenta di pagare troppe tasse e di non poter sfamare i propri figli (tre, non uno). Dan White perse la testa e sparò. Solo Gus Van Sant poteva rendere profondamente umano, quasi commovente, un simile stronzo...     
postato danordovest77 | aprile 11, 2009 17:45 | commenti


mercoledì, aprile 08, 2009
 

SHOW

L'uomo con la cravatta salì sull'autobus. Aveva i baffi finti, un vezzo all'interno di una vita per il resto impeccabile. Una parte della sua psiche aveva bisogno di annullare l'infinita serie di numeri e di operazioni che gli permettevano di avere un conto in banca inattaccabile dalla crisi generale. Indossava sempre i baffi in pubblico, come fossero un indumento. Fissò la piazza dal finestrino nascondendo il nervosismo causato dalla solita beffa tecnologica: una volta al mese (ma non lo stesso giorno) il suo computer si spegneva e si rifiutava di funzionare. Una volta al mese l'uomo con la cravatta poteva contare su un giorno di vacanza a sorpresa ma la cosa lo irritava perché gli era impossibile programmare quella giornata in anticipo. Il computer lo abbandonava sempre alle 9 di mattina quando era già al lavoro. Ne aveva uno solo, gli pareva assurdo comprarne un altro per usarlo dodici volte in un anno. Prese quello scherzo del destino come una cosa da rispettare, da contemplare con lo sguardo rivolto alla strada. Quella mattina fece il giro della città in autobus tre volte, poi andò a fare la spesa in un centro commerciale. Notò che i televisori erano spenti, rigorosamente uguali nel loro silenzio. Pensò per un attimo che tutto derivasse dalla sua immaginazione, la stessa che lo costringeva a indossare i baffi comprati nel negozio di giocattoli. Il computer. I televisori. L'uomo con i baffi finti era pronto a sparare. 
postato danordovest77 | aprile 08, 2009 11:23 | commenti


martedì, aprile 07, 2009
 

BAY AREA

Non è impossibile nel baseball che due squadre dello stesso Stato arrivino in Finale (chiamata in questo caso World Series anche se gli americani dovrebbero rivedere la propria supremazia sui giapponesi e sui cubani in questo sport), cosa che nella pallacanestro è invece vietata dal regolamento che divide in due aree geografiche, Est e Ovest, i playoff. La Bay Area si regalò tale meravigliosa emozione nel 1989, quando gli amatissimi Giants si trovarono a sfidare una delle grandi leggende degli anni Ottanta, gli A's della collaterale Oakland. Non fu una serie equilibrata ma resta memorabile perché fu colpita da un terribile terremoto, non il famigerato Big One al quale gli abitanti di San Francisco stanno preparando un invito speciale da anni, ma comunque un evento che causò danni gravissimi ad autostrade, case, porti e ponti, lasciando oltre 12000 persone senza casa e uccidendone 63. Tutto il Paese era davanti al televisore, quando pochi minuti prima di Gara 3 la Faglia di Sant'Andrea tremò per pochi secondi. Per dieci giorni la World Series fu sospesa, i Giants l'avrebbero persa senza vincere neanche una partita, gli A's l'avrebbero vinta senza fare festa...
postato danordovest77 | aprile 07, 2009 13:09 | commenti


venerdì, aprile 03, 2009
 

DANCING IN THE MOONLIGHT

L'esordio degli Hessesopoa è la rottura continua del canone rock. Fruscii, lamenti, sussurri e grida si bullano dell'ascoltatore, lo stordiscono e lo colpiscono al fegato. La scaletta è frullata, i titoli e i minuti non contano, vengono mescolati e rovesciati. La matematica diventa canto notturno, l'inglese diventa un optional, la presunta professionalità degli sterili santoni dell'underground è presa in giro, umiliata e derisa dall'attitudine ubriaca di due artisti senza patente. Un riff dei Nirvana qua, un omaggio inconsapevole ai Tortoise là, ma l'unico folle paragone che oso è quello con i paradossali Butthole Surfers, mai troppo lodata creatura di quell'autentica depravazione chiamata rock'n'roll. Non è un vero e proprio disco fatto in casa come l'etica del marchio richiederebbe ma anche in quest'ulteriore disobbedienza sta l'anarchia del progetto che nel nome omaggia i Jennifer Gentle, sentinella che guarda la scena italica dall'alto di un contratto firmato Sub Pop. Per molti e per nessuno, gli Hessesopoa: per chi ama il punk, per chi ha nostalgia dei Novanta, per chi professa il culto di Steve Albini, perfino per chi balla la techno, dunque per nessuno di loro...[HESSESOPOA. Society Should Realize... 2009.]    
postato danordovest77 | aprile 03, 2009 18:09 | commenti (1)